venerdì 26 agosto 2011

'RICONOSCIMENTO DI SHAKUNTALA' DI KALIDASA - LA FRAGRANZA DELLA REALTA'.

“Affascina e incanta, appaga, fa estasiare e alimenta l’anima, armonizza la terra e il cielo”. Così esprime Goethe il suo entusiasmo dopo aver letto il famoso dramma teatrale di Kalidasa, Abhijnanashakuntala (Riconoscimento di Shakuntala).
Le opere di Kalidasa, che visse intorno al IV-V secolo d.C., sono riconosciute come l’espressione suprema dell’arte letteraria indiana: arte squisita, che richiede una conoscenza approfondita delle sue regole e dei suoi fondamenti teorici per essere apprezzata nei suoi molteplici sapori.
Nel 1792 il famoso storico e scrittore russo N.M.Karamzin, pubblicando nella “Rivista Moscovita” alcuni episodi da “Riconoscimento di Shakuntala”, scriveva nell’introduzione: "…Quasi in ogni pagina del dramma trovavo altissime bellezze poetiche, la raffinatezza dei sentimenti, una tenerezza mite, eccezionale, inspiegabile, simile ad una serata silenziosa di maggio, un’opera di una natura purissima e impareggiabile e d’arte elevatissima".

martedì 5 luglio 2011

ARTE COME YOGA (TERZA PARTE)

L'esperienza artistica nella classicità del pensiero indiano.
La potenza o la luce creativa che è nel poeta(1), riverbero della luminosità del Signore, può essere naturale, acquisita attraverso la pratica della disciplina (
sadhana) o appresa per via degli insegnamenti; nel primo caso il poeta è “di Sarasvati”: egli non è uno stilista, ma uno che ascolta e riferisce. Questi tre gradi di accesso alla Sapienza non sono tra di loro alternativi; costituiscono piuttosto un sistema coerente che attraverso un percorso di apprendimento e di purificazione, conduce il ricercatore e artista al livello del Comprensore (vidvan, buddha), la cui onniscienza è pari a quella del Signore in quanto Vishvakarman (Creatore universale), con il Quale condivide l’assoluta abilità nel campo dell’arte.

mercoledì 25 maggio 2011

ARTE COME YOGA (SECONDA PARTE).

L'esperienza artistica nella classicità del pensiero indiano.
Secondo la tradizione psicologica indovedica il desiderare è funzione insopprimibile ed essenziale all’esistenza. Ogni individuo esprime determinate necessità che corrispondono alla natura della specie a cui appartiene. Il Vishnu Purana ci parla di ben 400.000 specie umane, che non hanno nulla a che vedere con differenze razziali, ma che scaturiscono dalle diverse, potenzialmente infinite, combinazioni delle tre influenze materiali (guna) che ciascuna di esse subisce in proporzioni variabili, e che costituiscono gli elementi di base dell’intera realtà psicofisica: ignoranza (tamas), passione (rajas) e virtù (sattva). Ad ognuna di queste diverse combinazioni corrisponde dunque uno specifico desiderare, che è immediatamente coordinato al piano dei comportamenti e della morale, e a quello dei valori di riferimento e dell’etica.

Krishna e Arjuna sul carro di battaglia, sec. XVIII-XIX.
 Che moralità del desiderio e moralità dell’esistenza coincidano è confermato da Krishna stesso(1), che nella Bhagavad-Gita afferma: 

martedì 10 maggio 2011

ARTE COME YOGA (PRIMA PARTE)

L'esperienza artistica nella classicità del pensiero indiano(1).
L’uomo in quanto animale (pashu) ha come suo unico fine la sopravvivenza, e come tale può sussistere di “solo pane” senza ricorrere alle opere d’arte; ma l’uomo in quanto persona (purusha) ha dinnanzi a sé altri fini (purushartha)(2) che può raggiungere solo mediante opere d’arte(3) ad essi ordinate. L’opera d’arte può essere intesa come una sorta di cibo, che nutre il sé cosciente, in quanto individuo vivente (jiva); cibo con il quale gli uomini realizzano i fini che desiderano e a cui aspirano.

Mahishamardini; Mahabalipuram, grotta di Mahishamardini. Pallava, sec.VII.
Dalle opere d’arte lo spettatore è nutrito nei suoi modi di essere vegetativi-sensoriali, e ram-memorato e rigenerato nei suoi modi di essere intellettuali-ideali che rimandano alla sua pura dimensione spirituale. In tutte le opere d’arte esiste una combinazione di fattori formali-ideali e materiali-sensoriali, che le colloca sul piano specificamente umano; si distinguono dagli oggetti naturali in quanto non sono solo sensibili, ma anche intellegibili, e dai loro prototipi celesti in quanto non sono solo intellegibili, ma anche sensibili. L’opera d’arte è uno strumento di ricongiunzione (yoga), è matrimonio tra cielo e terra; è un ponte tra due dimensioni irrinunciabili che definiscono lo spazio esistenziale dell’essere umano evoluto, che non tradendo le proprie necessità e responsabilità mondane, coltiva nel mondo le proprie aspirazioni verso la realizzazione del sé spirituale e dell’Assoluto.

martedì 15 marzo 2011

RICONSIDERARE CARAVAGGIO (SECONDA PARTE) di Fabrizio Fittipaldi.

Le testimonianze.
Il mio proposito è quello di supportare questa rivisitazione sull'arte e quindi sulla personalità di Caravaggio, sulla scorta di un ricca serie di testimonianze contemporanee all'artista e quindi precedenti alle influenze culturali brutalmente e fanaticamente materialiste che si sono andate imponendo sulla nostra società, soprattutto a partire da quel fenomeno filosofico è scientifico che va sotto il nome di positivismo. Punti di vista distanti da una mentalità, come quella odierna, pregiudizialmente ostile a considerare la possibilità di dimensioni coscienziali superiori, che trascendano l'interesse egoistico e il piacere dei sensi, considerati come meta ultima del nostro irrinunciabile viaggio alla ricerca della Felicità. Attraverso questo percorso saremo indotti a riconsiderare il valore di personalità e di contesti storico-culturali come quello della Controriforma cattolica e del cardinale Federico Borromeo. La Controriforma è stata soprattutto il tentativo, da parte della Chiesa Cattolica romana, di riaffermare con orribile violenza il proprio controllo assoluto sulle coscienze, in connubio col potere politico e attraverso i sofisticati strumenti che il Concilio di Trento le aveva messo a disposizione. Ma dobbiamo mettere in evidenza il fatto che hanno preso parte a questa risistemazione personalità capaci di trasmettere valide e antiche concezioni culturali e teologiche, inquinate dalla pesante atmosfera del tempo.

mercoledì 8 dicembre 2010

RICONSIDERARE CARAVAGGIO (PRIMA PARTE) di Fabrizio Fittipaldi.

Avritam jñanam etena
Jñanino nitya-vairina

Kama-rupena kaunteya

Duspurenanalena ca


La coscienza dell'uomo è coperta dalla lussuria,
 la sua eterna nemica, insaziabile e bruciante come il fuoco.
(Bhagavad-gita 3.39)

 
Caravaggio, David con la testa di Golia,
Roma, Galleria Borghese.
Premessa.
Michelangelo Merisi, detto da Caravaggio, è quasi universalmente riconosciuto, ai giorni nostri, come uno dei più grandi maestri dell'arte di tutti i tempi, non solo italiana, ma mondiale. Questo fascino straordinario che esercita sulle coscienze contemporanee va però confrontato con opinioni di epoche diverse, così da arricchire la nostra visione sia rispetto alla natura dell'arte del discusso pittore, sia relativamente alla natura della coscienza collettiva contemporanea. La quale per molti aspetti si trova a corrispondere alle tendenze espresse da quest'artista o quanto meno trova nelle sue opere l'apologia di atteggiamenti e punti di vista che si sono imposti come modelli di riferimento e paradigmi su cui fondare le nostre esistenze. Data la rilevanza dell'argomento sarà bene concentrare la nostra attenzione e le nostre riflessioni; aprirci ad una rinnovata indagine sulla reale qualità di quelle opere e di quegli autori da cui ci lasciamo così profondamente suggestionare.

martedì 23 novembre 2010

UNA CASA SANA RISANA IL CORPO E LA MENTE A cura dell'Arch. Alessandro Checchi.

PREMESSA
Il Vastu-vidya(1), la millenaria e ancora attuale scienza dell'abitare, frutto maturo dell'albero dei Veda(2), considera la casa come un organismo vivente, cioè un corpo fisico reso vitale dalla presenza del vastu purusha(3). Nell'eco-sistema generale, la casa è vista come microcosmo rispetto al grande Cosmo, col quale si trova in connessione. Secondo il Vastu esiste anche un connubio casa-persona, una corrispondenza speculare fra il corpo della casa e il corpo umano, addirittura un'affinità karmica con la nostra natura psico-fisica individuale. Se un organo o una funzionalità nella fisiologia della casa risulta sofferente, è probabile che un' analoga patologia  insorga nel corpo della persona che vi abita.